Migranti: i nuovi schiavi?

6.200 le vittime ingoiate dai flutti, nel solo canale di Sicilia, dal 1994 ad oggi!

di Sabrina Cicin

 

immigrati mortiPochi giorni fa il lutto nazionale a sottolineare l’ennesima tragedia del mare. Secondo Fortress Europe, le vittime ingoiate dai flutti, nel solo canale di Sicilia, dal 1994 ad oggi, sono oltre 6.200, di cui oltre la metà risultano disperse. Questo costante, perpetuo orrore che si consuma sotto gli occhi di un’Europa sempre più unita nella moneta, che nelle politiche sociali, rimbalza nell’animo di ognuno di noi e scuote le coscienze civili, quali esseri umani. La disperazione che spinge ad abbandonare i luoghi natii, teatro di violenze inaudite, tali da intraprendere un viaggio che è una scommessa con la sopravvivenza, potrebbe essere il volano del cambiamento, un’energia inesplosa che, se correttamente convogliata, potrebbe rivoluzionare le menti e le tasche di tutto il pianeta.

Lo scambio tra culture è oramai ineluttabile e non comprendere che è tempo di cambiare le logiche sistemiche dello sfruttamento tra aree politiche porterà il sistema ad implodere. È giunta l’ora di ridisegnare la geografia sulla base delle vocazioni sociali, dare corpo alle aspirazioni di realizzazione di ogni essere vivente dentro e fuori i confini degli Stati. Una equa redistribuzione delle risorse è quanto mai necessaria, rinunciare agli eccessi delle ricchezze per combattere le povertà, cessare ogni forma di colonialismo, diretto e indiretto, permettendo l’autodeterminazione dello sviluppo.

L’approccio sinora usato per affrontare il problema migranti è stato di ordine pubblico

Da decenni i governi tentano di contrastare fenomeni di assalto alle frontiere in modo coercitivo, delegando polizia e forze militari nell’opera di dissuasione, ed agli insufficienti centri di accoglienza la funzione di smistamento. Spesso poi è il carcere la mèta finale del soggiorno, prima di essere rispediti all’inferno di provenienza.

Lo slogan “Immigrazione zero!”, cavalcato demagogicamente da più parti, nella realtà è tradotto cinicamente in immigrazione a zero diritti! La massa migratoria è storicamente, per la gran parte, costituita da lavoratori che possono offrire solo le loro braccia, in cambio di una speranza di vita migliore, l’inasprimento dei meccanismi di concorrenza nel mercato globale, determina per le imprese occidentali il costante bisogno di mano d’opera a costi sempre più bassi, tagliato sugli oneri sociali e contributivi, facilmente ricattabile e posta in competizione con la forza lavoro locale. Si scopre così che la criminalizzazione dell’immigrazione cela, in realtà, l’esigenza economica di lasciare nell’ombra della clandestinità e del lavoro nero una massa indefinita di miserabili senza diritti, né riconoscimenti, utile a lucrare maggiori profitti, spesso malavitosi.

canale di sicilia
Il Canale di Sicilia

Lo scandalo taciuto dei lavoratori delle cave del Nord o delle piantagioni agricole del Sud, accomunano il destino di questi sopravvissuti alla morte, condannati come schiavi ad un’esistenza di stenti. Riflessione a parte meriterebbe il mondo sommerso della prostituzione, generalmente dall’Europa dell’Est, intimamente connessa alla pedofilia, dove donne rapite o espatriate con l’inganno, nuove schiave del sesso, vengono private dei documenti e dei soldi per uno sfruttamento brutale che giunge spesso alla morte.

Da cittadina del mondo mi ha sempre incuriosito il passaggio alle frontiere. Qual è la funzione del confine? Una linea di demarcazione, di ostacolo, di chiusura verso l’esterno ai fini protezionistici? Ma in nome di chi o di cosa ci dobbiamo difendere? Patria? Popolo? In quest’epoca di rapidi cambiamenti, sociali e culturali, udire questi discorsi echeggia pagine di storia di colonialismi e sfruttamenti, un lungo filo rosso di sangue che unisce liberalismo e democrazie, passando per le pagine buie dei totalitarismi, verso un nuovo schiavismo post coloniale, illuminato, buonista, fatto di integrazione emanata, di normative di accoglimento subordinato, che radicano in sentimenti non sopiti di razzismo e alterità, cui corrisponde specularmente integralismo e fanatismo religioso per una reciproca intolleranza ed avversione integralista.

La condanna ad un’indefinita precarietà esistenziale e lavorativa spinge, negli ultimi anni, ad aperti conflitti urbani. Già negli anni passati le periferie inglesi si infiammavano per le rivolte dei ghetti neri all’establishment derivante dal difficile rapporto nell’ambito del Commonwealth, ora fenomeni di guerriglia urbana in Francia, Belgio, Svizzera ed Italia  interessano immigrati e sans papiers, effetto di un processo di auto determinazione dei proletari immigrati, forma di reazione ad uno status quo non più tollerabile con cui ci dobbiamo necessariamente misurare.

La Comunità europea ospita ufficialmente quasi 31 milioni di stranieri, di questi, un terzo sono movimenti migratori interni tra Stati membri, un quinto dai Paesi dell’ex cortina di ferro, un quinto tra asiatici ed americani, ben 5 milioni dal continente africano.

In Italia, secondo le fonti ISTAT, al 1° gennaio 2012 gli stranieri residenti rappresentano il 6,8% della popolazione, si è registrato un aumento dell’8,2%, rispetto l’anno precedente, attestandosi a  4.387.721. L’86 % degli stranieri risiede nel Centro Nord del Paese, il restante 14% nel Mezzogiorno ed inizia il fenomeno dell’abbandono del nostro Paese a causa della crisi economica (sempre nel 2012 hanno lasciato l’Italia 38.812 stranieri)